09/03/2004

DISEGNO ESPOSIZIONE 2001(collettiva di nuovi disegnatori romani)

 

ROMA: DISEGNO ESPOSIZIONE 2001

(collettiva di nuovi disegnatori romani)

 

presso l'associazione culturale granma (via S' Ambrogio 4, Roma)

 

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aricolo su "NUMB" :

 

Chi disegna cosa a Roma

 

Di Marco Costa

 

L’inizio di uno dei miei film preferiti, Basquiat, recita così: <> Le parole che avete appena letto sono di Renè Ricard, critico di Artforum e notevole eminenza nel campo artistico dalla fine degli anni Settanta in poi. Grazie al suo lavoro tanti artisti, tra i quali l’arcinoto Basquiat, hanno trovato la via del successo. Tempo fa, passeggiando fra le sale dell’Associazione Culturale Granma (in via di Sant’Ambrogio), dove si stava tenendo una mostra collettiva di disegni, cui partecipavano quattordici ragazzi, le sue parole mi sono ricadute sul pavimento del cervello come biglie di vetro, stimolando la mia ambizione intuitiva.

La piacevole impressione ottenuta da quei disegni, da quelle quattordici diverse voci, mi è rimasta addosso nel corso dei mesi. Nonostante la mia naturale diffidenza verso chiunque assalti a colpi di penna, matita o pennello il castello dell’arte, ho deciso di tentare quel che lui aveva fatto decenni prima. Tramutarmi in occhio pubblico, in metafora dello sguardo, in testimone, in amico, cercando di dare loro uno spazio nuovo e diverso, per quanto piccolo, in cui far vibrare l’impressione dei loro disegni, gli accordi dei loro stili. Naturalmente cercare di raccontare le esperienze di quattordici artisti in poche righe o poche pagine, sarebbe stato disonesto verso di loro ed inadeguato per l’obiettivo che si rincorre con questo articolo. Ho così scelto, basandomi su una selezione spontanea, sentimentale e in alcun modo gerarchica, alcuni di loro.

Carola Bonfili, Andrea Conte, Tommaso Garavini e Nicola Pecoraro. Ognuno di loro manteneva dietro le linee dei disegni un privatissimo mondo interiore, fatto di esaltazioni e delusioni, di urli e canti, ognuno di loro aveva esposto nelle sale di quell’Associazione, nella confusione di quella mostra, tra fierezza ed imbarazzo un pezzo di sé. Nella straziante battaglia delle diversità c’era chi si esprimeva con uno stile lucido e micidiale (Nicola Pecoraro), chi con carattere primitivo e lunare (Andrea Conte), chi recuperava una grottesca schizofrenia (Tommaso Garavini), chi infine interpretava il ventaglio degli umani sentimenti con un delirio larvale e controllato (Carola Bonfili).

Nelle faticose ore in cui questo breve articolo ha preso forma, cacciando il naso nell’inchiostro dei loro disegni, accarezzando con le pupille le mostruose deformazioni, le fantasie decorative, smarrendomi negli ampi margini interpretativi, con la paura di sbagliare un aggettivo, di sottolineare là dove non ve n’era bisogno o trascurando invece il segno carico di significato, una magnifica sensazione che sapeva di speranza s’è infine impadronita di me. Come un’aquila che si posa sulle nubi in cerca di tregua, ho atteso. Tranne vaghe notizie di seconda o terza bocca, non sapevo poi molto di loro. Ma dopotutto avevo quel più mi serviva, avevo i loro disegni.

Troppo spesso sento riecheggiare quella retorica facilona secondo cui Roma sarebbe una città sopita, cialtrona e priva di idee. Spesso, dalla musica alla scrittura passando per le arti figurative, le nuove leve non sono state all’altezza della propria arroganza, o non hanno avuto la fortuna necessaria per emergere dal ghetto dell’anonimato. Quel che odio della luce è che non lascia scappare nulla, quel che adoro del buio è che può nascondere qualunque cosa. Non sto dicendo che i loro disegni possano salvare l’Urbe dall’infamante accusa di apatia artistica, ma rappresentano, nella peggiore delle ipotesi, un ben augurante bagliore nel buio.

Dovere loro è continuare a disegnare. Dovere mio è cercare di esporre l’opera in modo che guadagni la vista. Dovere vostro è guardare. Guardare.

di andreco | 09/03/2004
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